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Non si rompe solo una mail. Si incrina la fiducia
Ti è mai capitato di aprire una newsletter e trovarla a pezzi? Immagini che non si caricano, pulsanti che non si vedono, un layout incomprensibile dallo smartphone. In quel momento il prestigio di quel brand crolla.
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Ti è mai capitato di aprire una newsletter e trovarla a pezzi? Immagini che non si caricano, testo non leggibile, pulsanti che non si vedono, un layout incomprensibile dallo smartphone. Magari c'era anche un codice sconto e non lo hai nemmeno notato. In quel momento il prestigio di quel brand crolla.
Le email di lavoro vengono spesso lette da desktop. Tutto il resto, sempre più spesso, passa dallo smartphone. Da mobile la soglia dell’attenzione è bassissima. TikTok ci ha abituati a fare un rapido swipe e passare oltre.
Ecco perché vale la pena spendere pochi minuti per capire che cosa succede davvero dietro le quinte di una newsletter.
L'email marketing (non) è morto.
Si dice da almeno dieci anni che l’email sia obsoleta, soppiantata da social, chatbot, notifiche push. I numeri raccontano l'esatto contrario.
I tassi medi di apertura oscillano tra il 20% e il 35% in base al comparto di riferimento: lo confermano le statistiche aggiornate fornite da colossi come Brevo e Mailchimp.
L’email è uno dei canali più longevi del digitale: nasce negli anni ’70 e, già dalla fine di quel decennio, inizia a essere utilizzata anche con finalità di marketing. Negli anni si è trasformata, ha assorbito automazioni, personalizzazione, segmentazione, CRM, tracciamenti e contenuti dinamici. Ma non è sparita. Si è solo evoluta.
Nessun altro canale ha questa combinazione: costo basso, misurabilità alta e accesso diretto al destinatario.
Quando un brand pubblica un post su Instagram sta parlando a un pubblico che non è suo: è dell'algoritmo. Con l'email è diverso. La persona ti ha lasciato il suo indirizzo, conosci il suo nome, sai cosa ha guardato sul tuo sito, sai quando ha aperto l'ultima comunicazione. Non è broadcast. È una conversazione one-to-one, su scala.
Una buona segmentazione del tuo pubblico trasforma questo in risultati concreti su aperture, click e conversioni. E i dati restano tuoi: se domani Meta cambia algoritmo, la tua lista email non si volatilizza.
Outlook esiste, lo devi accettare.
C'è un equivoco diffuso: fare una newsletter è come realizzare un (brutto) post per i social. Apri Canva, componi una bella immagine, la carichi.
Le email non sono comuni pagine web. Non hanno un unico motore che le interpreta: ogni client (Gmail, Apple Mail, Outlook, Yahoo) le legge a modo suo.
Una email deve essere resistente a schermi piccoli, schermi grandi, immagini bloccate, connessioni lente e soprattutto impostazioni aziendali restrittive.
È frequente costruire email quasi interamente basate su immagini. In anteprima sembrano bellissime. Poi arrivano nella casella reale e si concretizza il problema: le immagini sono sparite.
Chi sviluppa email lo sa: il grande scoglio si chiama Outlook. Quello che su gmail è perfetto su outlook molto probabilmente si romperà. Il primo ostacolo fra tutti è il blocco di default delle immagini.
Con le sue regole di sicurezza, Outlook ragiona un po' come il vecchio Windows Vista: ti chiede una serie di permessi anche solo per esistere. Te lo ricordi?
Le versioni desktop di Outlook non interpretano le email HTML come farebbe un browser moderno ma leggono le email come fa Microsoft Word per visualizzare i messaggi; questo significa supporto limitato e sintassi del codice non conforme all’ HTML standard.
Se il tuo pubblico è B2B, questo non è un dettaglio: le aziende vivono nell'ecosistema Microsoft 365, Outlook è ovunque.
Scrivere il codice di una newsletter solida significa progettare un’interfaccia moderna sapendo che, da qualche parte, dovrà essere compresa anche dal vecchio Word con Clippy che ti guarda dalla scrivania.

Progettazione creativa finalizzata allo sviluppo
I creativi danno libero sfogo alla loro fantasia e lo sviluppatore si dispera.
Il vero lavoro è mediare costantemente tra chi progetta la grafica e chi la traduce in HTML. Non tutto quello che si disegna su Figma si può visualizzare fedelmente in Outlook.
Si scartano le idee che diventerebbero fragili e si trovano alternative creative che reggono in ogni client. Se c'è un limite tecnico, l'accrocco è la scelta peggiore.
In agenzia, questo significa avere chi sviluppa email a un metro da chi le disegna.
La progettazione grafica deve essere finalizzata allo sviluppo. La grafica nasce sapendo cosa il codice può e non può fare.
Infine il testing prima dell’invio deve essere maniacale. Una newsletter va vista su tutti i client principali, su mobile e desktop, in dark mode, con immagini bloccate.
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Fonti
https://www.brevo.com/resources/brevo-marketing-benchmark/
https://mailchimp.com/it/resources/email-marketing-benchmarks/
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