logo bianco EWAKE
logo ewake
Newsroom

Tempo di lettura stimato:

L'evoluzione degli hashtag. Dal rumore alla rilevanza

Quando Chris Messina, nel 2007, propose su Twitter di usare il simbolo “#” per raggruppare conversazioni, probabilmente non immaginava che quell’idea sarebbe diventata uno degli strumenti comunicativi più potenti dell’era digitale. 

Table of contents

L'evoluzione degli hashtag. Dal rumore alla rilevanza

 

Quando Chris Messina, nel 2007, propose su Twitter di usare il simbolo “#” per raggruppare conversazioni, probabilmente non immaginava che quell’idea sarebbe diventata uno degli strumenti comunicativi più potenti dell’era digitale. Da allora, gli hashtag hanno attraversato un percorso sorprendente: nati come strumento funzionale, si sono trasformati in linguaggio, megafono politico, leva di marketing e persino metrica di analisi sociale.


All’inizio erano semplicemente un modo per mettere ordine. Twitter era un flusso continuo di messaggi e l’hashtag serviva a dire: “questo contenuto parla di questo”. Nessuna strategia, nessun algoritmo complesso. Quando nel 2009 Twitter li rese cliccabili, l’hashtag smise di essere solo un simbolo e iniziò a collegare persone, temi ed eventi, rendendo le conversazioni finalmente navigabili.


La vera svolta arriva però con Instagram. Dal 2011 in poi, gli hashtag diventano uno strumento centrale per la scoperta dei contenuti. Per anni hanno rappresentato una scorciatoia per la visibilità: bastava inserirne molti, possibilmente popolari, per aumentare le possibilità di finire sotto gli occhi di nuovi utenti. Era normale vedere caption con venti o trenta hashtag, spesso più lunghi del testo stesso. E funzionava, perché le piattaforme ragionavano ancora in gran parte per parole chiave.


Nel frattempo, però, gli hashtag cambiano anche significato. Con movimenti come #BlackLivesMatter o #MeToo diventano simboli culturali, non più semplici etichette. Racchiudono prese di posizione, identità e narrazioni collettive. Il simbolo # smette di indicare solo un argomento e diventa un modo per partecipare a conversazioni globali e riconoscersi in una causa.
Poi qualcosa cambia. I social iniziano a evolversi, e con loro gli algoritmi.


Oggi Instagram, TikTok e le altre piattaforme non si limitano a leggere le parole: analizzano immagini, video, audio e soprattutto il comportamento delle persone. Contano il tempo di visualizzazione, le interazioni, i salvataggi, le condivisioni. In questo contesto, l’hashtag perde il ruolo di protagonista e diventa un segnale secondario, utile ma non determinante.


È qui che nasce una delle domande più frequenti tra chi lavora con i social: gli hashtag servono ancora?


La risposta è sì, ma non come una volta. E lo dimostra anche una novità recente di Instagram, che sta testando la possibilità di limitare a tre gli hashtag inseribili per post. Non si tratta, almeno per ora, di un cambiamento definitivo per tutti, ma di un esperimento che dice molto sulla direzione della piattaforma. L’obiettivo non è penalizzare creator e brand, bensì spingerli a usare hashtag più pertinenti, evitando l’abuso di tag generici e poco coerenti.


Questo test chiarisce un punto fondamentale: il problema non è il numero in sé, ma la funzione. Instagram non ha più bisogno di trenta hashtag per capire di cosa parla un contenuto. È già in grado di farlo attraverso il testo della caption, il contenuto visivo e il comportamento degli utenti. Gli hashtag diventano quindi un supporto, non il motore della visibilità. In altre parole, gli hashtag non sono destinati a scomparire, ma si sono adattati. Da strumento rumoroso per farsi notare sono diventati un segnale discreto, utile a dare contesto e direzione. Non garantiscono più visibilità automatica, ma aiutano i contenuti giusti a finire nel posto giusto.


Forse è questo il vero punto: gli hashtag non sono morti, semplicemente non fanno più miracoli. E per chi lavora nei social è una buona notizia. Significa che oggi contano di più la qualità del contenuto, la coerenza del profilo e la capacità di parlare alle persone giuste, non il numero di simboli # alla fine di una caption.

Richiedi subito informazioni

Nome*

Creiamo qualcosa
di unico per il tuo brand.

Inizia un progetto