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Basta loghi, vogliamo le persone: perché il futuro della comunicazione aziendale passa dai dipendenti

C’era un tempo in cui i brand potevano permettersi di comunicare dietro la barriera rassicurante di un logo perfetto, una grafica curata nei minimi dettagli e un tono di voce istituzionale. Quel tempo è finito.

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C’era un tempo in cui i brand potevano permettersi di comunicare dietro la barriera rassicurante di un logo perfetto, una grafica curata nei minimi dettagli e un tono di voce istituzionale. Quel tempo è finito.

Oggi i feed delle persone sono saturi di pubblicità e contenuti patinati. Risultato? Abbiamo sviluppato un radar infallibile per le marchette e, per autodifesa, scivoliamo via con il pollice. Ma c’è qualcosa a cui le persone non riescono a resistere: le altre persone.

La verità è semplice: nessuno vuole stringere relazioni con un logo, ma tutti amiamo sbirciare dietro le quinte. È qui che entra in gioco quello che oggi è tra i più potenti acceleratori del social media marketing: la Employee Advocacy, ovvero il coinvolgimento attivo e spontaneo dei dipendenti nella comunicazione e nella reputation aziendale.
 

I numeri non mentono: la fiducia si sposta sul "chi"
 

Non si tratta solo di una sensazione da addetti ai lavori. I dati delle principali ricerche di settore raccontano una storia chiarissima:

  • La forza delle relazioni umane: Secondo le storiche rilevazioni di Nielsen¹, oltre l'88% delle persone si fida delle raccomandazioni e dei contenuti condivisi da persone reali, contro una percentuale nettamente inferiore per i messaggi pubblicitari tradizionali dei brand.
     
  • Credibilità interna: L'Edelman Trust Barometer² evidenzia costantemente come i tecnici e i dipendenti di un'azienda siano considerati fonti molto più credibili e affidabili rispetto ai CEO o ai portavoce ufficiali quando si tratta di raccontare la vita, la qualità e i valori aziendali.
     
  • Algoritmi ed Engagement: I benchmark di settore (tra cui i report di DSMN8 e Sprout Social³) confermano che i contenuti creati o ricondivisi dallo staff - i cosiddetti Employee-Generated Content (EGC) - registrano in media tassi di engagement nettamente superiori e una portata organica fino a 8 volte più alta rispetto ai post pubblicati esclusivamente dalle pagine aziendali ufficiali.

Detta semplice? Quando un contenuto arriva da un brand, il pubblico attiva subito il filtro "mi stanno vendendo qualcosa". Quando lo stesso contenuto viene raccontato da una persona reale che lavora lì, quel filtro si abbassa.
 

Dal "bello" all' "autentico": un valore win-win
 

Attenzione: far leva sull'Employee Advocacy non significa smettere di curare i canali ufficiali dell'azienda. La pagina aziendale resta la vetrina istituzionale. L'Employee Advocacy è il motore che porta traffico e fiducia.

Inoltre, un buon progetto di advocacy è sempre un win-win:

  1. Per l'azienda: abbatte la diffidenza verso il brand, aumenta la reach organica e attrae talenti migliori (Social Recruiting), perché i candidati vogliono vedere la reale cultura aziendale prima di candidarsi.
  2. Per il dipendente: è un'opportunità straordinaria di personal branding. Il dipendente non "lavora gratis per l'azienda", ma posiziona se stesso come esperto del proprio settore sulle piattaforme chiave.


Come iniziare senza costringere nessuno


Fare Employee Advocacy non significa obbligare i colleghi a fare balletti su TikTok o a condividere comunicati stampa noiosi sui propri profili privati. Un'iniziativa forzata ottiene l'effetto opposto.

Significa invece:

  • Identificare i "brand ambassador" naturali: partire da chi in azienda ha già attitudine o voglia di raccontare il proprio lavoro.
  • Fornire linee guida chiare (Social Media Policy): dare alle persone gli strumenti e la sicurezza per sapere cosa e come comunicare.
  • Valorizzare la realtà: mostrare il lavoro quotidiano per quello che è, fatto di traguardi, progetti complessi, formazione, caffè condivisi e, soprattutto, volti veri.
     

Il nostro esperimento: la LinkedIn Challenge


In EWAKE abbiamo deciso di non limitarci alla teoria. Per tre mesi abbiamo lanciato una LinkedIn challenge interna, un piccolo esperimento di gamification per stimolare i colleghi a raccontarsi sul proprio profilo personale.

Le regole sono volutamente leggere: minimo due post al mese, libertà totale sui temi (dagli insight professionali alle passioni personali, senza alcun obbligo di parlare dell'agenzia) e un solo vincolo non negoziabile, il rispetto verso i colleghi e i valori aziendali. In palio non ci sono bonus o riconoscimenti formali, ma un premio simbolico per chi genera più impression nel periodo. Il punto, però, non è la classifica finale: è aver dato a ogni persona del team una spinta concreta a raccontarsi e a costruire la propria autorevolezza, un post alla volta.

 

Il vero superpotere


La reputazione di un'azienda non si costruisce solamente con i post pianificati nel piano editoriale, ma con quello che le persone che ci lavorano scelgono di raccontare ogni giorno. È un asset strategico che ogni azienda possiede già, spesso senza saperlo.

Il ruolo del social media marketing moderno non è solo produrre contenuti graficamente perfetti, ma creare la strategia e le condizioni giuste affinché le persone dentro l'azienda vogliano diventarne le prime voci.

Perché alla fine, tra un logo e una faccia, le persone continueranno sempre a fidarsi di più della faccia.

E nella tua azienda le persone ci mettono già la faccia o vi affidate ancora solo al logo?
Se vuoi trasformare il tuo team nel miglior canale di comunicazione della tua azienda, compila il form e contattaci.

 

 

Fonti:
Nielsen Global Trust in Advertising Report: Dati sulla percezione e fiducia nei contenuti condivisi da persone reali vs brand.
Edelman Trust Barometer: Studi annuali sul livello di credibilità dei dipendenti e tecnici aziendali.
DSMN8 & Sprout Social Benchmarks: Statistiche e metriche su reach, engagement e impatto degli Employee Generated Content (EGC).
MSLGroup & Oktopost Research: Analisi sulle performance degli algoritmi social per i profili personali rispetto alle pagine aziendali.

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